Pozzo d’Adda – Rinvenuti 9 kg. di droga in un box

Arrestati due coniugi tunisini, entrambi 33enni, accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti che nascondevano in un box preso in affitto, di un bel condominio residenziale di Pozzo d’Adda. La coppia tutti i giorni arrivava nel box e dopo qualche minuto ritornava fuori poi risaliva in auto e andava via in direzione centro di Milano, dove – hanno poi accertato gli investigatori – lui e la sua compagna avevano i loro interessi legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine nata dalla mamma malata di slot

L’indagine era partita a inizio mese di marzo, quando i militari hanno fermato una donna di 51 anni accusata di aver terrorizzato e schiavizzato la figlia 12enne e di aver obbligato l’altra figlia, maggiorenne, a prostituirsi per avere i soldi per giocare alle slot. 

Seguendo la giovane, i carabinieri sono arrivati a un suo amico: un marocchino che è poi risultato essere un pusher attivo nella zona Sud di Milano. A quel punto, i militari si sono concentrati sullo spacciatore e hanno ricostruito la sua rete di contatti, ripercorrendo al contrario il flusso dello spaccio. L’indagine è arrivata quindi alla coppia tunisina residente a Osio, in Italia da tre anni lei, da uno lui ed entrambi senza nessun precedente di polizia.

I carabinieri di Milano, hanno iniziato a pedinarli e hanno scoperto che vivevano in un’abitazione di Osio Sotto e che l’uomo – oltre a dei viaggi continui nel Nord Europa – andava praticamente ogni giorno in un box preso in affitto, in nero, a Pozzo D’Adda. 

Dopo giorni di appostamenti gli investigatori hanno fatto irruzione nel box trovando una Twingo con targa tedesca all’interno della quale era stato ricavato un spazio, sotto il sedile del passeggero, al cui interno sono stati rinvenuti nove panetti di eroina, confezionata e sottovuoto, per un peso totale di circa 9 chili. Nella successiva perquisizione domiciliare presso l’appartamento in provincia di Bergamo ha dato esiti positivi rinvenendo circa 50mila euro in contanti, nascosti in una borsa da donna, e alcuni “campioni” di droga per permettere ai clienti di provarla.

Per gli investigatori, i due erano quindi veri e propri corrieri di eroina “di qualità altissima” che veniva smerciata nei locali del centro di Milano.  Marito e moglie, infatti, hanno accertato le indagini, consegnavano lo stupefacente ad altri pusher di “media importanza” durante incontri che avvenivano sempre in prossimità di Porta Venezia, molto spesso nei locali e bar etnici. Quegli stessi pusher, poi, la vendevano ad altri spacciatori di strada, che si occupavano di piazzare le dosi tra le strade e i locali della movida in zona Corso Buenos Aires. 

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